Articolo tratto dal bollettino del Santuario di Luglio 1983.

Affettuoso ricordo di Mons. Luigi Menghi.

Mons. Luigi Menghi era nato ad Apecchio (in provincia di Pesaro) il 28 febbraio 1907. Aveva compiuto i suoi primi studi nel Seminario Vescovile dì Città di Castello e gli studi superiori nel Seminario Regionale di Assisi. Venne ordinato sacerdote il 6 marzo 1932 daI Vescovo, Servo di Dio, Mons. Carlo Liviero. E stato, assieme a Don Agostino Bartolìni (morto parroco a Badia di Petroia) l'ultimo sacerdote consacrato dal Vescovo Liviero. Dopo alcuni mesi fu inviato come parroco a Castelfranco di Pietralunga, dove rimase fino ai primimi mesi dell'anno 1945, quando, dal vescovo Mons. Filippo Maria Cipriani, fu chiamato a Canoscio, Arciprete della Pieve e Rettore del Santuario, per succedere ai defunto Padre Giovanni Bussoni. Gli abitanti di quella lontana parrocchia di Castelfranco (allora fiorente di popolazione e di vita, oggi ridotta a pochi) lo hanno sempre ricordato con simpatia e i sopravvissuti, ancora ricordano il giovane zelantissimo sacerdote, sempre in corsa a portare il bene a tutti, coraggioso fino al pericolo di morte per salvare gli altri, durante lo svolgimento degli avenimenti della guerra particolarmente della lotta partigiana, in quella infuocata zona di montagna. Don Luigi prese il primo contatto con il Santuario e con il popolo di Canoscio nella festa della Domenica in Albis, '8 aprile 1945. E qui a Canoscio è rimasto per 38 anni, fino alla morte, avvenuta circa a mezzanotte del 24 giugno 1983. La domenica 7 marzo 1982 Canoscio ha vissuto una delle sue più belle e indimenticabili giornate, quando è stato festeggiato Monsignor Menghi nel suo Cinquantesimo di sacerdozio. Alla Messa d'Oro di Don Luigi, la chiesa era gremita di folla, venuta da vicino e da lontano, stretta attorno a lui nella comune preghiera e negli auguri più sentiti. Particolarmente la parrocchia - Pieve e Fabbrecce - si unì in un vincolo di supremo affetto al suo pastore buono, nell'intimità della grande famiglia parrocchiale. Anche tutti sacerdoti della diocesi, legati Mons. Menghi da vincoli di vera amicizia, vollero fargli corona e auguri, assieme a Mons. Cesare Pagani, che da poco era diventato Arcivescovo di Perugia. Ma il nome di Mons. Menghi è pienamonte legato alla ricostruzione del Santuario di Canoscio, in gran parte distrutto durante la guerra, quando terribile la battaglia infuriò nella collina di Canoscio e nel Santuario della Madonna.

" Questa battaglia -- leggiamo nel rancconto che ne ha fatto il testimone, presente nel Santuario, Don Guido Agricola -- avvenne i giorni 7-8-9-10 luglio 1944, fra luci ed ombre di scimitarre orientali e armi micidiali ... per dare l'assalto al colle di Canoscio, da otto giorni cambiato in fortezza, in campo sanguinoso di battaglia.Fuori tuonava il cannone sempre più vicino, e bombe e granate cadevano fitte fitte, con fracasso indiavolato . . . Dopo una notte terribile di fuoco e di terrore, spuntò l'alba del 9 luglio, domenica. Fin dalle prime luci del mattino la battaglia era entrata nella fase più acuta: sembrava che il Santuario crollasse da un momento atl'altro . . . Vidi fitte schiere di carri armati che salivano, attraverso i campi. Vidi centinaia di bocche di fuoco rivolte al Santuario. L'urto lei carri armati si fa sempre più vicino, le granate cadono senza tregua intorno alla Chiesa, sul piazzale, nei viali, nei giardini, sul Calvario, sulla pineta. Mi trovavo accanto all'altare, quando all'improvviso un colpo terribile scosse tutto il Santuario: una granata di grosso calibro aveva colpito una colonna maestra del porticato e la porta centrale, riducendola a pezzi . .. Alla prima granata seguirono altre lunghe scariche e fino a sera, con aspri combattimenti . All'improvviso una tempesta furibonda di granate dì grosso calibro sfonda le mura colossali e lo stesso pavimento . . . Sembrava il finimondo: erano cadute le grandi arcate ed una colonna del porticato, il tetto e metà della volta maestosa e imponente della navata principale del Santuario. Quale desolazione! Il tetto, il soffitto, le camere, la sacrestia: tutto era crollato, ridotto un cumulo fumante di rovine." Questo e così era il Santuario di Canoscio, quando Mons. Menghi venne a prendere possesso della sua nuova missione sacerdotale. Le impressionanti foto di guerra che qui vediamo riprodotte, documentano fa situazione del nostro Santuario, dopo il passaggio della sua ora più dolorosa. Tutta l'opera del Padre Piccardini e dei generosi fedeli, che con lui avevano costruito il Tempio meraviglioso della Madonna del Transito, era stata distrutta in poche ore. Ci volle il coraggio intrepido di due grandi anime, nuovi apostoli della Madonna di Canoscio: il Vescovo della diocesi di Città di Castello, Mons. Filippo Maria Ciprianì, e il nuovo Arciprete Rettore, Mons. Luigi Menghi: essi erano stati predestinati e voluti dalla Vergine Santa per l'ardua opera della ricostruzione del Santuario. Sotto la valida saggia guida dell'architetto Prof. Giorgio Giorgi, il Santuario di Canoscio è stato pazientemente riportato alla vita e allo splendore di prima della guerra: anzi ha ricevuto dei perfezionamenti, che ne hanno fatto uno dei Santuari più rinomati e attraenti di questa regione unibro-toscana, dove è molto diffuso il culto popolare alla Madonna del Transito. Quello che, nella storia della guerra 1940-1945, venne chiamato "il piccolo Montecassino dell'Umbria", rifioriva con la carità dei fedeli, desiderosi dì ridonare alla Madre Gloriosa una degna dimora. E riprese anche il flusso dei popoli verso Canoscio, in un crescendo sempre maggiore. La Madonna di Canoscio, in una immagine riprodotta, detta " La Madonna Pellegrina " fu trionfalmente portata in tutte le parrocchie delle diocesi di Città di Castello, di Sansepolcro e di Cortona, negli anni 1948-1949. E. Mons. Menghi, per quanto poteva, accompagnava la " sua "Madonna" presso le chiese dei vari paesi. Poi il Rettore di Canoscio seppe compiere un'opera altamente sociale, aprendo, negli ambienti dell'edificio e per alcuni anni, un collegio per ragazzi orfani e particolarmente bisognosi di assistenza, con la collaborazione delle Suore Piccole Ancelle del Sacro Cuore di Mons. Liviero. E qui vogliamo ricordare altri lavori di completamento, entro il Santuario o fuori, che Mons. Menghi ha compiuto: la sala ristorante, i muraglioni di sostegno, i piazzali attorno al Santuario, l'elettrificazione delle campane e il parafulmini, il modernissimo impianto di riscaldamento, la nuova cappellina del Santissimo sacramento e, infine, l'illuminazione esterna del Santuario. Ma. l'opera di Mons. Menghi, che pensiamo sia stata la più grande e più importante, è stata quella di aver saputo attirare a Canoscio anime ed anime, con folle sempre più numerose, ad udire la sua ardente parola e a ricevere da lui un consiglio e una benedizione. Dalle due messe festive di Canoscio, una alla pieve e una al Santuario (così era quando Mons. Menghi arrivò a Canoscio) si è passati alle sei Messe festive: una alla Pieve e cinque al Santuario: e a tutte le Messe c'è sempre gente, vicino alla cara Madonna. Don Luigi ha veramente amato la Madonna e l' ha fatta amare da un numero immenso di anime. La sua parola, frutto di preghiera e di intensa devozione a Gesù presente nel Tabernacolo, dove passava lungo tempo, frutto dì meditazione vicino alla Madonna, ha dato tranquillità, sicurezza, fiducia, bontà e propositi dì vita cristiana a tutti quelli che lo hanno avvicinato e ascoltato. Vogliamo anche ricordare la sua finissima personalità, la sua delicatezza, il tratto sempre gentile e semplice con i piccoli e con i grandi. I diversi Vescovi che hanno guidato la diocesi di Città di Castello in questo ultimo quarantennio, hanno affidato alla bontà di Mons. Menghì, uno dopo l'altro, diversi sacerdoti, i quali hanno collaborato con lui presso il Santuario di Canoscio; egli ha saputo accoglierli e trattarli con vero spirito di amicizia e di fraternità. Mons. Menghi è stato sempre l'oratore, il predicatore, il seminatore della Parola di Dio per il bene dei fratelli. Le ultime sue parole le ha pronunciate come commosso augurio, pieno di lontani ricordi, a Mons. Beniamino Schivo, che festeggiava a Canoscio il suo cinquantesimo dì sacerdozio, presente anche il Vescovo e i confratelli sacerdoti. All'improvviso lo abbiamo veduto indebolirsi e cadere, mentre parlava, proprio come un combattente che termina il suo serio impegno di vita nel campo dell'ultima battaglia. Si sperava, come dicevano le notizie che venivano dall'Ospedale, nella ripresa della sua forte fibra di uomo coraggioso. Invece, verso la mezzanotte, proprio nel sonno, faceva il suo silenzioso transito al cielo, neppure dieci ore dopo l'avvenuto malore. Il suo funerale, dalla chiesa della Pieve al Santuario, è stato un vero trionfo di popolo, impressionato e commosso: primi fra tutti i parrocchiani di Canoscio e delle Fabbrecce, poi i moltissimi amici, conoscenti e ammiratori, venuti da ogni parte, appena conosciuta la brutta notizia della morte. Il Vescovo Mons. Carlo Urru, che aveva seguito con trepidazione lo svolgersi della malattia di Don Luigi, e i confratelli sacerdoti, erano presenti vicino alle spoglie del carissimo fratello ed amico. Il Pastore della diocesi, che presiedeva la concelebrazione della Santa Messa, ha ricordato a tutti il sacerdote che, con fede ed entusiasmo, ha tanto lavorato, fino alle ultime ore della vita, per diffondere, in questo e da questo Santuario, l'amore alla Vergine Santa tra il popolo di Dio. Il grazie dei devoti di Canoscio, oltre che a Don Luigi, va anche ai suoi amatissimi familiari, che gli sono stati affettuosamente vicini nella sua lunga e talvolta difficile missione. Questo, in modo tutto particolare alla sorella, signora Lìna, che non ha mai lasciato il fratello da Castelfranco a Canoscio, prima con gli anziani genitori, poi con il marito Pieracci Ciro, con i figli Corrado e Maria Luisa e con la Norma. Ora Mons. Luigi Menghi dorme il suo sonno di eterna pace nel Cimitero di Canoscio, vicino ai sacerdoti che lo hanno preceduto nella cura della parrocchia e del Santuario. E possiamo, per un momento, parlare con lui, come tante e tante volte, quando era visibilmente tra noi: O nostro caro Don Luigi, pastore buono di tante anime che tu hai incontrato nei tuoi cìnquantuno anni di esemplare vita sacerdotale, ora ti diciamo: Grazie! Grazie per tutto il bene che ci hai tatto e grazie per tutte le parole buone che ci hai detto. O caro Don Luigi! Arrivederci in Paradiso, dove tu sei arrivato e dove noi speriamo di giungere quando Dio chiamerà anche noi. E a noi, come a te, in vita e in morte sia sempre vicina la Vergine Santa, la Vergine del Transito, la Vergine Benedetta, come tu sempre la chiamavi, quando ci parlavi di "Maria". Arrivederci in Paradiso, o nostro Don Luigi!