Notizie Generali Testamento Omelia La Voce 12-11-1993 La Nazione 5-111993

Il Santuario e la Parrocchia di Canoscio sono in lutto per la morte di Monsignor Luigi Robellini, avvenuta il 4 Novembre 1993 alle ore 3,30.

Era stato colpito da un brutto tumore al polmone nel Settembre dell’anno passato.  Don Luigi era nato nella parrocchia di Canoscio nel 1933 e qui aveva passato con la famiglia gli anni della sua fanciullezza, fino a quando entrò nel Seminario di Città di Castello, poi al Regionale di Assisi e nel 1960 veniva ordinato sacerdote.

Dopo i primi mesi di vita sacerdotale trascorsi aCanoscio,assieme all’indimenticabi­le Mons.  Luigi Menghi, è stato per un anno nella parrocchia di Piosina, per due anni a Pieve dei Saddi e per undici anni a San Martin d’Upò.  Da questa fu inviato dal Vesco­vo a fondare la nuova parrocchia cittadina di San Giuseppe alle Graticole, nella quale rimase nove anni e infine ha esercitata l’ufficio di rettore e parroco di Canoscio per dieci anni.

Ha lavorato nel settimanale diocesano LA VOCE, particolarmente quando questo ve­niva stampato in una tipografia di Roma, dove gli era necessario recarsi ogni settima­na e ha avuto anche delicati impegni nella Curia Vescovile della diocesi, nel settore economico ed amministrativo.

Alla morte di Monsignor Menghi fu mandato, dai Vescovo Mons.  Carlo Urru, a Cano­scio, dove ha espresso e manifestato la sua capacità di forte e generosa attività di be­ne, con la gioia di avere raggiunto quel posto di lavoro che egli aveva tanto desidera­to. E gli effetti buoni si sono veduti.  Canoscio è stato trasformato dall’opera volente­rosa di Don Robellini in dieci anni di continua attività ricostruttiva e di perfeziona­mento: al Santuario, al campanile e a tutto l’edificio adiacente; alla Chiesa e alla casa parrocchiale della Pieve; al ristorante, rimesso totalmente a nuovo e al campo sporti­vo per il lieto passatempo della gioventù; al miglioramento degli impianti elettrici e di quelli idrici.  Ma, sopraggiunto il terribile male, Don Luigi non ha potuto portare a ter­mine tutti i lavori che aveva progettato: la totale sistemazione dell’edificio di Cano­scio dalla parte dei campanile, con altri nuovi appartamenti, già avviati; la tinteggiatu­ra di tutto l’esterno dei Santuario e delle abitazioni che lo circondano e la tinteggiatu­ra dell’interno dei Santuario, resosi urgentemente necessario dopo l’attuazione della ricostruzione dei grandissimo tetto.

Nella lunga dolorosa malattia, Don Luigi è stato veramente coraggioso: conosceva bene il suo male e ne parlava con tutti, fino ad affrontare la morte con fede e con sere­nità.

Il suo funerale dei 5 Novembre è stata una straordinaria dimostrazione di stima e di affetto.  Con il nostro Vescovo S. E. Mons.  Pellegrino Tommaso Ronchi, erano presenti il Vescovo emerito S. E. Mons.  Carlo Urru e l’arcivescovo di Perugia S. E. Mons.  Ennio Antonelli, suo compagno di Seminario e più di cinquanta suoi fratelli sacerdoti.  Il Vescovo diocesano, con un commoventissimo discorso, ha ricordato il caro Don Luigi ai sacerdoti e all’innumerevole folla di parrocchiani e di amici che gremivano il grande Santuario.

Il testamento di Don Luigi è una forte espressione della sua ardente fede e fiducia in Dio e in Maria e dell’affetto a quelli che sono stati i suoi parrocchiani.  Il suo grande amore a Canoscio egli lo ha espresso nel lasciare al Santuario tutte le cose di sua proprietà.

Ora Don Luigi riposa nella piccola raccolta cappella dei sacerdoti nel Cimitero di Ca­noscio, con il desiderio manifestato nel suo testamento: «Il mio volto sia rivolto alla sa­cra immagine della Madonna, che tanto, fin da fanciullo, mi è stata cara».

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 Testamento di Mons. Luigi Robellini

Il cambiamento di varie situazioni personali, familiari e parrocchiali mi spinge a rinnovare il mio testamento.

Nelle mie piene facoltà di mente sento innanzitutto il dovere di porgere un «grazie» al mio Signore per avermi dato l’esistenza, per avermi concesso di credere in Lui e nelle sue verità rivelate e per avermi permesso, pur indegno, di servirlo nel ministero sacerdotale.

Vada a Lui il mio ultimo cosciente pensiero umano e sia rivolta alla sua e mia Madre la rac­comandazione di pregare per la mia salvezza eterna.

Accetto fin d’ora, in riparazione del male operato e a vantaggio spirituale delle anime che la Provvidenza mia ha fatto accostare, le ultime ore o giornate di questa vita terrena pur pre­gando che siano abbreviate per non essere troppo disturbo a coloro che mi assisteranno.

Permettetemi di rivolgere un ringraziamento ai miei parenti, sia per i sacrifici che per me hanno affrontato, sia, soprattutto, perché hanno capito di non aspettarsi nulla dal loro congiunto «prete».

Lasciatemi ricambiare i sentimenti di stima e di affetto di cui mi hanno onorato gli abitanti di S. Martino d’Upò e delle Graticole.

Al parrocchiani di Canoscio chiedo scusa se alle volte, assecondando il mio carattere, sem­pre però convinto di vivacizzare cristianamente la comunità, mi sono comportato in mo­do altezzoso nei loro confronti.

Posso assicurarli di non portare rancore nemmeno a coloro che per leggerezza, senza catti­veria, mi hanno fatto soffrire.  Domando loro di riservarmi, dopo morto, quelle consola­zioni che tanto ho desiderato in vita: vogliate bene; solo così amerete Cristo.

Sappiano tutti perdonare la mia dedizione non sempre totale ed entusiasta a causa di moti­vi, o scuse, umani e personali.

Al confratelli, specialmente agli amici più intimi, chiedo una messa in suffragio promet­tendo loro un ricordo davanti alla Trinità se avrò, confidando solo nella sua misericordia e non nei miei meriti, un posto in Paradiso.

Desidero:

Che il rito funebre sia il più semplice possibile senza sfarzo di fiori.

Che il mio corpo sia tumulato nel cimitero di Canoscio, nella cappella dei sacerdoti. li vol­to sia rivolto alla sacra immagine della Madonna che tanto, fin da fanciullo, mi è stata cara.

Quanto verrà trovato al mio decesso, di mia (ex) proprietà passi tutto, dopo sostenute le spese funebri, al Santuario di Canoscio: denaro in contanti, denaro in contocorrenti, po­lizze sulla vita (se non estinte), polizza infortuni (se la morte avvenisse per incidente), mo­bili, libri, macchina, francobolli, ecc.... = TUTTO.  Possono rimanere alla parrocchia della Pieve solo i mobili siti al piano terra.

Don Luigi Robellini - Canoscio, 28-08-1989

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 Omelia del Vescovo per il funerale.

 Carissimi confratelli nel Sacerdozio e voi tutti Fratelli e Sorelle in Cristo,

il Signore della vita, Gesu, ci ha riuniti ancora una volta facendosi presente attraverso so­rella morte, che ha chiamato il fratello Don Luigi Robellini presso il Padre.  Il dolore per la sua scomparsa, prolungamento e intensificazione del dolore dei sacerdoti che in questi ul­timi tempi ci hanno lasciati, ci aiuta a dare poco peso alle cose di questo mondo passeggere ed aprono il nostro cuore alle cose di lassù nelle quali troviamo la pienezza della gioia e del­la vita.

In questa celebrazione eucaristica di suffragio della sua anima, in virtù della comunione dei Santi, anche oltre la tomba noi continuiamo a sentirci uniti e vivi in Cristo: noi pregan­do per lui e lui intercedendo per noi.

In questo clima di affetto e di solidarietà fraterna e cristiana noi lo presentiamo al Signore dell’immortalità, poichè come abbiamo ascoltato dall’Apostolo Paolo: «Sía che viviamo, sia che moriamo siamo del Signore» (Rm 14,7).  Questa, una verità basilare per noi che abbiamo l’inestimabile dono della verità cristiana, una verità sulla quale costruiamo giorno dopo giorno tutta la nostra esistenza, nella pace, nella sicurezza e nella speranza che non può es­sere delusa.  Questa verità che dà senso alla nostra esistenza e ci conforta nel momenti di prova e di dolore.  In questa certezza a nome di tutte le persone che hanno amato e stimato don Luigi, a nome dell’intero Presbiterio Diocesano e mio, presento le più sincere condo­glianze al fratello, alla sorella, al nipoti e ai parenti tutti di don Luigi.

«Siamo del Signore»: credo che possiamo riferire questa verità a tutta la vita di Don Luigi, afferrato dal Signore negli anni della sua gioventù, chiamandolo alla vocazione sacerdotale.

Concetto, questo, espresso nelle prime righe del suo testamento, dove scrive: “Nelle mie piene facoltà di mente sento innanzitutto il dovere di porgere un «grazie» al mio Signore per avermi dato l’esistenza, per avermi . concesso di credere in Luí e nelle sue verità rivelate e per avermi  permesso, pure indegno, di servirlo nel ministero sacerdotale.  Vada a Lui il mio ultimo cosciente pensiero umano e sia rivolta alla Sua e mia Madre la raccomandazione di pregare per la mía salvezza eterna».

La tua morte, Don Luigi, in questo nostro cercare le cose celesti, costituisce un rinnovato appello del Signore al suoi discepoli: «Vado a prepararvi un posto..... perhè siate anche voi dove sono lo» (Gv 14,2).  Parole, queste, che lui stesso rivolse a me quando gli feci la mia ultima visita il giorno di tutti i Santi.  Nel congedarci mi disse: «La ringrazio per le sue quasi quotidiane visite che mi ha fatto in quest’ultimo anno, che sono state per me di grande conforto.  Tra non molto andrò in paradiso e preparerò un posto anche per lei».

Caro Don Luigi, la Madonna del Transito ci aiuti a seguire la tua strada sia nell’amore ed impegno anche materiale profuso da te per rendere questo Santuario, simbolo della chiesa, sempre più preparato a svolgere gli uffici pastorali e formativi a favore dei tanti fedeli che qui affluiscono; sia per accettare la nostra condizione di pellegrini verso la patria celeste.  In questi mesi di sofferenza il tuo animo e la tua mente erano spesso rivolti a quello che è il traguardo di ciascheduno di noi e con una certa disinvoltura dicevi che la tua morte non sarebbe stata lontana.  Nello stesso tempo non ti sei lasciato andare, ma con coraggio hai cercato di vedere la portata della tua malattia per superarla e vincerla cercando aiuto dai tuoi medici.

Nè ti sei ritirato dal gravosi impegni della tua responsabilità come Rettore del Santuario di Canoscio: indice questo della tua voglia di vivere e superare ogni ostacolo, inoltre segno e sigillo dei tuoi 33 anni di sacerdozio.

Cari fratelli, la Provvidenza oggi, interrompendo lo svolgimento spesso frenetico delle molteplici occupazioni che la vita moderna e le esigenze della Chiesa attuale impongono, ci ha fermati davanti alla salma del nostro confratello e ci fa riflettere: «Non abbiamo quag­giù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura (Eb 13,14).... A stabilito che gli uomini  muoiono una sola volta, dopo di che viene il giudizio». (Eb 9,27) ... Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso» (Rm 14.12).

Cari fratelli, con la morte di Don Luigi si stacca un’altra pietra viva della nostra chiesa tifer­nate e questo invita tutti noi a crescere nella nostra comunione presbiterale ed ecclesiale.

Nel brano evangelico che abbiamo appena proclamato, Gesù ha detto al suoi discepoli e quindi anche a noi: «Come il Padre ha mandato me così anch’io ho mandato voi; rimanete nel mio amore..... non vi chiamo più servi, perchè il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perchè tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi». (Gv 15,9-17).  Questa nostra comunione presbiterale è stata sottolineata con molta forza anche recente­mente dal Papa con queste parole: « .... L’esempio di Cristo è la regola del comportamento sia per i Vescovi che per i Presbiteri.  Se Colui che aveva un’autorità divina non ha voluto trattare i suoi di­scepoli da servi, ma da amici, il Vescovo non può trattare i suoi sacerdoti come persone al suo servi­zio.  Con lui essi servono il Popolo di Dio, e da parte loro i Presbiteri devono rispondere al Vescovo come richiede la legge della reciprocità dell’amore nella comunione ecclesiale e sacerdotale: cioè da amici e da «figli» spirituali.  L’autorità del Vescovo e l’obbedienza dei suoi collaboratori, i Presbite­ri, devono dunque esercitarsi nel quadro della vera e sincera amicizia». (Oss.  Rom. 26 Agosto 1993).

Offrendo in suo suffragio questa Santa Messa, vogliamo anche ricordare come egli si sia impegnato nei tanti incarichi avuti per la competenza e per il sentimento di appartenenza ecclesiale, con cui ha svolto le mansioni a lui affidate.

Egli ha esercitato il suo ministero sacerdotale: per un anno a Piosina; per due anni a Pieve dè Saddi; per 11 anni a S. Martiri d’Upò e simultaneamente era pure impegnato nel settore economico in Curia; è stato il fondatore della parrocchia di S. Giuseppe alle Graticole; ed ha vissuto questi ultimi anni come Rettore di questo Santuario di Canoscio e parroco della Pieve, offrendo il meglio di se stesso con entusiasmo giovanile ed indomita volontà.

Queste brevi note biografiche, che raccolgono gioie e dolori, successi e burrasche, si inseri­scono nella storia della Chiesa di Cristo ed in essa assumono un valore sovraumano: infat­ti, divina è la sua origine e la sua missione e non viene sopraffatta dai limiti o dal peccato di alcuno.  Per questo il Signore ci esortava: «Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me».  Gv 14,1).

Brevi sono pure queste note per evidenziare tutto l’amore di Don Luigi verso la Madonna.  Il Concilio Vaticano Il dice che la Vergine Maria «coopera con materno amore alla nascita e alla formazione dei fedeli e se ne prende cura fino a che siano condotti nella patria beata». (L.G., 62).  Maria è nostra madre e, come tutte le mamme, rivela ai figli il senso della vita e della morte.

Maria ci dice: guardate a Gesù, fate, come ho fatto io, tutto quello che vi dirà, e la vostra speranza si compirà come è avvenuto in me e con me.  Anch’io sono stata donna, giovane, fidanzata, sposa, madre, vedova, colpita dalla morte ingiusta del Figlio, rimasta sola..... Ho provato la povertà e la fatica; ho provato l’abbandono e l’ingiustizia; ho provato il lutto e il pianto; ho provato tutto quello che una creatura umana può provare.  Con la fede e con l’amore sono riuscita, anche se con fatica, a vedere e sperimentare in tutto la presenza del Padre che ci ama, del Figlio che ci salva, dello Spirito Santo che ci dà forza, luce e vita, gui­dandoci «alla verità tutta intera»: siamo figli di Dio e quindi di un Regno che si possiede in tutta la sua pienezza solo dopo una vita ed una morte pienamente vissute.

Vicino alla Madonna si impara il coraggio di morire, cioè di avvicinarsi sereni al momento supremo in cui si compie il nostro destino eterno. Don Luigi era innamorato della “ Madonna di Canoscio” Tanto che nel suo testamento ha scritto

Il nostrodestino eterno:lasciamo alle spalle le nostre ambizioni i nostri travagli..... e tocchiamo la terra di Dio.  Là c’è Gesù insieme con Maria e a tutti i no­stri cari, che ci hanno preceduto nel segno della fede, ad attenderci e ad accoglierci.

Vicino alla Madonna, guardando Gesù, si capisce che siamo nati per morire e risorgere per non mai più morire.  Don Luigi era un innamorato «della Madonna di Canoscio», tanto che nel suo testamento ha scritto: «Il mio corpo sia tumulato nel cimitero di Canoscio nella cap­pella dei Sacerdoti.  Il volto sia rivolto verso la sacra immagine della Madonna cbe tanto, fin da fanciullo mi è stata cara».

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LA VOCE 12/11/1993 

La scomparsa di Mons.  L. Robellini

Una vita dedicata al santuario

 Nelle prime ore del 4 no­vembre ha avuto termine la lunga sofferenza, affronta­ta con fede esemplare, di mons.  Luigi Robellini, par­roco di Canoscio e rettore del santuario della Beata Vergine del Transito.  Nato a Fabbrecce, ha avuto sem­pre il santuario negli occhi e nel cuore e, alla morte di mons.  Luigi Menghi, il rico­struttore dalle rovine della guerra, espresse al Vescovo il desiderio di prenderne il posto.

Carattere tenace accetta­va ridendo anche di essere definito “tignoso”.  Quando prendeva una decisione che riteneva giusta la portava a termine.  A Canoscio trovò un campo di lavoro spiritua­le e materiale che lo impe­gnava completamente.

La casa canonica aveva bisogno di urgenti restauri, il terremoto del 1984 produsse al santuario notevoli danni che si aggiungevano alla fatiscenza delle struttu­re, il ristorante non corri­spondeva più alle normati­ve di legge, gli appartamen­ti erano diventati tuguri.

Si mise subito in moto e oggi tutti possono constata­re i frutti del suo lavoro.

Potranno dire quello che vogliono di d. Robellini ­commentava poco tempo fa una signora - ma quello che ha fatto lui in dieci anni era dai tempi di padre Piccardi­ni che non si faceva».

Nella gestione della par­rocchia e del santuario vol­le provare la responsabilità “in solìdum” con altri due confratelli.

Sportivissimo come era, appena due anni fa, volle realizzare un suo sogno: un bel campo sportivo accanto alla antica Pieve, per i ra­gazzi di Canoscio, dei pae­setti vicini e per quanti avrebbero frequentato la ca­sa per campeggi program­mata nell’ex complesso co­lonico al vocabolo “Chio­do”.

E’ morto con un déside­rio: vedere ultimati i lavori al santuario, in vista dei quali aveva cercato di met­tere da parte una certa som­ma, forse non del tutto suf­ficiente, ma tale da dare una buona tranquillità.  Non tut­ti hanno capito don Luigi, accettato il suo carattere, cercato fraternamente di aiutarlo nelle sue decisioni.  C’è stato chi, nascondendosi nella vigliaccheria dell’ano­nimato, gli ha reso più do­loroso il suo calvario.  E an­che certa stampa è stata nei suoi riguardi ingegnosa e volgare.

«Io perdono tutti» ripete­va sul suo letto con una se­renità e un sorriso che certo gli costavano, ma denotava la vittoria su se stesso; la più difficile da conseguire.

La partecipazione di tre Vescovi, di tanti sacerdoti e di una grande folla ai suoi funerali è stata la riprova dell’affetto e della stima di cui godeva don Robellini.  Mons.  Ronchi che, quasi quotidianamente, lo aveva visitato e confortato in que­st’ultimo periodo, nella sua omelia ne ha tracciato la vi­ta e l’opera sacerdotale evi­denziando il suo impegno anche per la diocesi, la sua devozione alla Madonna, lospirito sacerdotale.

Un lungo applauso, qua­si una liberazione della in­tensa commozione che si leggeva in tutti, ha accolto la lettura del testamento.  Questi i suoi sentimenti e le ultime volontà: gratitudine a Dio per il dono del Sacer­dozio, alla Vergine per la sua protezione, ai parenti per l’aiuto continuo e disin­teressato, domanda di per­dono a quanti avessero sof­ferto per il suo carattere, perdono suo a quanti l’han­no fatto soffrire, dono di tutti i suoi averi al san­tuario.

La sua salma è stata tu­mulata nel cimitero di Ca­noscio, nella cappella dei Sacerdoti anch’essa da lui rinnovata e abbellita “con la faccia rivolta verso il san­tuario” come era suo de­siderio.

don Edoardo Marconi La redazione de La Voce si associa al dolore della Chiesa tifernate per la mor­te di don Luigi Robellini, il quale, in tempi più difficili di quelli attuali, fu collabo­ratore del settimanale, con grande sacrificio di energie e di tempo.  Infatti, per un lungo periodo, ogni settima­na, affrontò il viaggio Città di Castello-Fossato-Roma per curare la correzione del­le bozze e la impaginazione de La Voce.  A lui la nostra più viva gratitudine e la no­stra preghiera con la richie­sta che anché daí cielo con­tinui la sua collaborazione per una più ampia diffusio­ne del settimanale nell’Um­bria e nella nostra diocesi.

La redazione de La Voce

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LA NAZIONE 5/11/1993

CANOSCIO

La morte del Rettore

CITTA’ Di CASTELLO ­Lutto nella chiesa locale.

 E’ deceduto all’alba di ieri, per un male incura­bile affrontato con co­raggio e dignità, monsi­gnor Luigi Robellini, sessant’anni, rettore dei santuario della Madon­na dei Transito di Cano­scio e parroco della stessa località.  Nativo proprio di Fabbrecce, dotato di una grande vo­glia di fare e costante­mente impegnato a ser­vire il prossimo, monsi­gnor Robellini è stato parroco a Pieve Dei Sad­di, poi undici anni a San Martin Dupò, quindi iniziatore della esperienza pastorale di San Giusep­pe alle Graticole.  Infine, l’esaltazione spirituale a Canoscio, nella sua ter­ra,,nel suo Santuario ge­stito con amore e con grande dedizione co­stantemente arricchito, ingrandito, abbellito.  Collaboratore di curia per anni, quindi consi­gliere dell’ufficio dioce­sano per il sostentamento dei clero, monsignor Robellini lascia un vuoto che sarà difficile colma­re. Oggi, con inizio alle 15, i funerali celebrati dal vescovo monsignor Pellegrino Tomaso Ron­chi proprio nel Santuario di Canoscio.  Santuario che con monsignor Ro­bellini ha perso un retto­re indimenticabile.

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