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Pieve

Origini.

È avvolta nel mistero l'origine storica della devozione alla Madonna a Canoscio. Una antica tradizione popolare ci racconta che nell'anno 1348, un certo Vanni (o Vanne) di iacopo abitante con la famiglia in una casa della collina di Canoscio (Canoscio, dal latino "Canusium", vuoi dire "Luogo bianco") come promessa votiva al tempo di una memorabile pestilenza, lasciò in testamento ai suoi eredi 40 soldi per far dipingere una "Maestà" alla Vergine Maria. Il pittore che resta sconosciuto (probabilmente della scuola senese) dipinse come affresco su muro la Madonna nel momento del suo Transito, cioè nel passaggio da questa vita terrena alla gloria del cielo, con ai lati i dodici Apostoli e, sopra, l'Assunzione e Incoronazione in mezzo agli angeli: opera nella quale l'eccellente pittore ha saputo esprimere il meglio di se stesso, se quelle mirabili figure hanno saputo subito attirare l'attenzione, la preghiera di tante anime. Ma dell'antica primitiva pittura a noi resta soltanto l'immagine della Madonna dormiente, che passa alla visione di Dio, con un volto luminoso delicato bellissimo, di trasparente celestiale candore. E questa la veneratissima Immagine che dal popolo è stata chiamata "La Madonna del Transito di Canoscio". L'anno 1406 fu costruita la prima CAPPELLINA attorno alla Maestà dove la gente dei dintorni veniva a chiedere grazie, particolarmente contro l'epilessia o mal caduco, come poi è stato continuato durante i secoli seguenti. Allora furono istituite due feste ad onore della Madonna di Canoscio: una il 15 agosto, Assunzione di Maria; l'altra la Domenica in Albis, ottava di Pasqua. La piccola chiesa ebbe in seguito altri due ampliamenti e fu atterrata nel novembre del 1857, quando fu ricoperto il tetto del nuovo Santuario.

Il Padre Piccardini a Canoscio.

Nell'anno 1854. quando era arciprete della Pieve Don Carlo Urbani, per la festa della Madonna Assunta, il 15 agosto, fu invitato a fare la predica il Padre Luigi Piccardini. Questo, grande apostolo della Madonna, era nato nella vicina parrocchia di S. Martino di Castelvecchio il 5 novemore 1812 e vi rimase per tredici anni fino al 1825, quando la sua famiglia colonica si trasferì nella parrocchia di Cugnano, che si trovava nel territorio dell'attuale Lerchi, per altri otto anni, perché nel 1833 la famiglia Piccardini cambiò podere, andando nella parrocchia di Grumale, a circa quattro chilometri da Città di Castello In questo stesso anno il giovane ventunenne Luigi, corrispondendo alla divina vocazione che lo chiamava al sacerdozio, entrò nel Seminario Vescovile di Città di Castello e 24 settembre 1836, dal Vescovo Mons. Giovanni Muzi, ricevette l'ordinazione sacerdotale. L'anno seguente, 1837, si sentì chiamato da Dio a diventare padre filippino ed entrò a fare parte della casa nei preti dell'Oratorio di San Filippo Neri a Città di Castello e, il 16 aprile 1849. ne fu eletto Superiore. Arrivato a Canoscio per a festa dell'Assunta, si inginocchiò davanti alla bella Immagine, ne rimase santamente avvinto, come rapito in estasi di amore e di preghiera. Nella predica, sopra un tavolo fuori della piccola chiesa, circondato da una folla di devoti invitò i presenti a costruire una chiesa più bella e più grande, più degna per dare onore alla Santissima Madre di Dio Immacolata e Assunta nella gloria. Lui offriva per questo scopo la sua vita e la prima offerta di cento scudi. Un fedele di Castiglion Fiorentino gettava ai piedi del predicatore la sua moneta: un mezzo Francescone. Quello era l'inizio, ma l'entusiasmo di tutti saliva in alto fino alle stelle e la celeste Madre benediceva il comune desiderio. L'8 dicembre seguente, in tempi anche allora difficilissimi per la Chiesa di Cristo, il Papa Pio IX proclamava verità di fede, negli splendori della Basilica di San Pietro, che la Madonna è Immacolata, esente dal peccato originale e immune anche dalla minima colpa. Padre Piccardini, ardente convinto predicatore di questo privilegio, che dava tanta gloria a Dio e onore alla più santa Creatura di Dio, era presente a Roma, con sua immensa gioia. Durante la sua predica del 15 agosto aveva fatto ai fedeli di Canoscio una promessa: sarebbe qui ritornato nella prossima festa della Domenica in Albis dell'anno seguente e avrebbe portato il progetto della nuova chiesa. Trascorse in preghiera e in intima unione con la celeste Regina gli otto mesi tra una festa e altra e ritornò a Canoscio nell'Ottava di Pasqua con il promesso disegno, opera dell'ingegnere castellano Giuseppe Baldeschi, facendo notare che questa sarebbe stata la prima chiesa edificata nel mondo a ricordo vivo della recente proclamazione del Dogma dell'immacolata Concezione della Santissima Madre di Dio.

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SI COSTRUISCE IL GRANDE SANTUARIO.

Il popolo approvò con entusiasmo e venne subito istituito un Comitato per il migliore svolgimento dei grandiosi lavori, da iniziarsi celermente. E di fatto fu così: dopo altri soli quattro mesi, nella festa del 15agosto 1855, il Vescovo di Città di Castello Mons. Letterio Turchi, circondato da un popolo festante, benediceva la Prima Pietra del nuovo Santuario. Il giorno seguente erano presenti, con gli strumenti di lavoro, più di cinquanta operai volontari i primi di una lunga catena dei generosi costruttori della nuova Casa alla Madre di Dio Assunta nei cieli. Per prima cosa fu aperta la strada dalla Pieve alla vetta del colle; fu spianata e riempita la cima intorno alla Cappella, in modo da creare ampio spazio per la costruzione del Santuario. Gli operai volontari d Canoscio. specialmente nella stagione autunnale e invernale, aumentarono sempre e arrivarono a più di 500; i contadini portavano i loro buoi per trasporto dei materiali. Nel dicembre di quello stesso anno moriva l'arciprete Urbani e gli succedeva Don Francesco Volpi, anima generosa ed entusiasta per la costruzione della Chiesa di Maria. Dopo che fu aperta la strada ai accesso e spianata convenientemente la collina, nel marzo del 1856 fu iniziata la costruzione del nuovo edificio e per la festa del 15 agosto seguente i fedeli poterono ammirare i muri che da terra sporgevano alti circa un metro. Furono usate le pietre di un diruito vecchio castello che sorgeva nelle vicinanze, quelle della vecchia chiesa e vennero create cave e miniere per fare pietre e pietre. Al legname per le impalcature e poi per le travature ci pensarono molti benefattori, tra i quali monaci del monastero di Monte Corona, i frati della Verna e possidenti dei boschi nei dintorni e veniva portato a Canoscio per opera di tanti volenterosi contati a centinaia, da ogni parte. Ma cerano tante e tante spese, previste e impreviste, per muratori, manovali specializzati e per i materiali vari e quanti pensieri e preoccupazioni per il povero Padre Piccardini, anima di tutto, sempre pieno di fiducia in Dio e nella "sua" Madonna. I lavori, pure in mezzo alle immancabili difficoltà, progredivano veloci e il 23 ottobre 1857, a mezzogiorno, il Padre fu chiamato a mettere l'ultimo coppo del tetto, sopra la Maestà della Vergine del Transito. Nell'ottobre del 1858, era terminata anche la severa torre campanaria, alla quale nell'anno seguente fu aggiunta la guglia. I 24 marzo 1859 risultavano completamente sistemate le tre navate interne e il nuovo Tempio di Maria era lungo metri 48,30 e largo metri 24.

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Le cinque campane.

Il Padre, sempre presente e instancabile, pensava alle campane e con lui le attendevano i devoti; furono ordinate alla Ditta Rafanelli di Pistoia: il 1 Maggio 1859, Domenica in Albis, fu portata a Canoscio la prima campana, del peso di circa 11 quintali: fu consacrata il 2 luglio seguente dal Vescovo Mons. Letterio Turchi e chiamata "Immacolata"; la seconda campana arrivava a Canoscio l'8 luglio 1860, fu consacrata dal Vescovo di Gubbio 7 giorni dopo e fu chiamata "Gesù"; poi arrivarono le altre tre, che furono consacrate dal nuovo Vescovo diocesano Mons. Paolo Micaleff, il 6 ottobre 1867 e furono chiamate: "San Giuseppe", "Sant'Anna" e "San Gioacchino". Il loro suono melodioso ha commosso e continua a commuovere le folle che vengono al Santuario e riempie di un canto che invita al cielo le valli e le colline circostanti. Alla base del campanile fu posta una piccola lapide di ricordo.

Gli artistici lavori interni.

Il coro del presbiterio è opera dell'intarsiatore castellano Giobatta Mochen e sue sono le due porte laterali, un vero capolavoro, su disegno del Conte Carlo Della Porta. In alto nel presbiterio, circondato da un coretto per i cantori, c'era l'organo, opera pregiata dell'artigiano Giovanni Banci di Castiglion Fiorentino e il bravo pittore tifernate Giovanni Battista Polenzani aveva dipinto sopra il coro, nella grande volta dell'abside, la maestosa gloria dell'Eterno Padre,con a lato i simboli dei 4 Evangelisti(il vitello, il leone, l'agnello e l'aquila) in mezzo a gruppi di angeli. Il coretto, sostenuto da quattro colonne di marmo, l'organo e la pittura furono totalmente distrutti nella guerra del 1944. Il bel pulpito nel centro della chiesa, con scala a conchiglia e tutto in noce, è opera del falegname Simeone Volpi e venne intarsiato da Giuseppe Marcucci e Giobatta Mochen, tutti e tre di Città di Castello. Adornano le pareti quattro artistici confessionali in noce, finemente lavorati e incassati nel muro, con contorno di pietra serena. Sopra al cornicione della navata centrale, da dove partono gli archi della grande volta, vediamo, in terra cotta color marrone, immagini di vari Santi, che riempiono ed abbelliscono la parte alta della chiesa. Altre immagini di Santi, in terra cotta bianca, sono al di sopra delle finestre delle navate laterali. Le balaustre tra il presbiterio e le navate, di cui sono rimaste solo quelle laterali, furono eseguite dai marmisti Jardelli e Martinelli di Lucca; l'altare, in marmo decorato, è opera dello scultore prof. Vincenzo Bonanni di Carrara. La rinnovata e molto ben decorata Urna attorno alla santa Immagine, ricoperta di foglia d'oro zecchino, fu disegnata dal prof. Emilio De Fabris dell'Accademia di Firenze e venne lavorata dall'ebanista Mochen. La cappella rotonda, davanti alla Vergine, sorretta da due splendide colonne in marmo bardiglio, è opera dello stesso Bonanni, su disegno dell'architetto De Fabris. Questi ottimi artisti ci hanno lasciato anche lo stupendo gioiello che è l'altare della Cappellina: di marmo bianco, con rilievi argentati e dorati. Il nome di Maria è dentro a una meravigliosa corona di fiori e di splendidi nastri, con ai lati due angioletti che hanno un librettino nelle mani. Impressionante è la piccola gamba, colpita nella guerra del 1944, dell'angelo sinistro.

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La pittura di Annibale Gatti.

Il prof. Annibale Gatti, nativo di Forlì, chiamato dal Padre Piccardini, su indicazione del De Fabris, a dare forma completa alla pittura della Maestà, verso il 1860 dipinse attorno alla Madonna dormiente i dodici Apostoli e, sopra, l'incoronazione dell'Assunta e Angeli festosi che volano nell'azzurro. I volti degli Apostoli e degli Angeli sono ricolmi di santa espressione nella contemplazione della loro Regina che fa il transito dalla terra al cielo.

Le grandi porte.

Le porte di accesso al Tempio, veramente degne di essere ammirate per la fattura delicatissima e i disegni variati che le adornano, furono lavorate dai falegnami Cappelletti e Cristini di Lerchi e in gran parte intagliate artisticamente dall'intagliatore maestro Francesco Duranti di Pistrino. Tra una porta e l'altra, le lapidi che vediamo ricordano i pellegrinaggi che, durante la costruzione del Santuario, arrivavano a Canoscio, portando l'offerta per i lavori: la cifra indicava gli scudi che venivano donati. La lapide iniziale fa memoria del grande pellegrinaggio, a piedi, da Castiglion Fiorentino, il 15 agosto 1856, con l'offerta dei primi 50 scudi. Le lapidi mancanti sono state rovinate nella guerra del 1944.

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Le statue.

Padre Piccardini, per abbellire anche la parte esterna e in ricordo della recente definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione, ordinò allo scultore Bonanni tre grandi statue in marmo: la Vergine Immacolata, coronata di 12 stelle d'argento, incastonate su una raggiera dorata, e i due Arcangeli Gabriele e Michele, da collocare ai lati della Vergine. Le tre bellissime statue giunsero a Canoscio il 12 luglio 1866 e nel momento furono collocate davanti alla facciata della chiesa. Il Bonanni devotissimo di Maria e quasi come suo dono votivo a Canoscio, volle farsi pagare solo in parte il meraviglioso lavoro. Ora le statue sono sistemate nella collina del Calvario, vicino alla grande Croce, presso la tomba del Padre Piccardini.

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Le solennissime feste della Consacrazione e della Incoronazione.

Il Santuario, vero miracolo di fede di tutto il popolo, completato nelle sue parti essenziali, venne consacrato con feste straordinarie nei giorni 6, 7 e 8 settembre 1878 dal Cardinale Raffaele Monaco La Valletta, Vicario del Papa Leone XIII e a nome del Papa, il quale fino a sette mesi prima di questa data era stato Vescovo di Perugia (elevata a Sede Arcivescovile nel 1882) Cardinale Gioacchino Pecci, che era amico personale di Padre Piccardini e gli aveva promesso che sarebbe venuto a fare la consacrazione. Per la felice circostanza i Papa fece a Canoscio il dono di un prezioso calice e qui mandò per i canti la sua Cappella Sistina. Il 16 settembre 1888 il Cardinale Serafino Vannutelli, ancora inviato da Papa Leone XIII, incoronava, con la corona donata dal Capitolato di San Pietro, la Vergine, con il ripetuto intervento dei cantori della Cappella Sistina.

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La morte del Padre.

L'apostolo di Canoscio, Padre Luigi Piccardini moriva il 13febbraio 1893; il suo corpo, prima deposto nel vicino cimitero di Sansecondo, fu riportato,tra immenso tripudio di popolo che lo stimava un santo, al Santuario della sua Madonna il 15 settembre 1895 e fu seppellito nella collinetta a fianco della chiesa.

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La nuova facciata.

L'8 settembre 1905 il Cardinale Giulio Boschi, Arcivescovo di Ferrara e in nome del Papa San Pio X, il cui stemma è sopra la porta principale del Santuaro inaugurava la maestosa facciata col nuovo colonnato, attuato su disegno di stile classico dall'architetto Giusesppe Castellucci di Firenze. Sulla facciata. ricostruita dopo le distruzioni della guerra del 1944, c'è l'iscrizione:"VIRGINI IMMACULATAE IN COELUM ASSUMPTAE" (Alla Vergine Immacolata Assunta in cielo). Il porticato è coperto a cassettoni, finemente lavorati.

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La guerra.

Nella tragica guerra del 1940-1945 che fece tante rovine in tutto il mondo, venne coinvolto anche il nostro Santuario; il 9 luglio 1944 ci fu lo scontro di Canoscio tra i tedeschi e le truppe anglo americane; perfino dentro la chiesa ci fu una lotta terribile all'arma bianca tra i due contendenti e il tempio santo fu bagnato dal sangue dei combattenti: militari tedeschi e soldati coloniali indiani. La chiesa cannoneggiata, con il tetto crollato, con le mura in parte squarciate, colpita all'esterno e all'interno, fu molto rovinata.

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La ricostruzione.

Subito dopo l'immane flagello il Vescovo diocesano Mons. Filippo Maria Cipriani,chiamato il Vescovo di Canoscio e della Madonna, si mise con coraggio ad attuare la difficile opera di ricostruzione e sul rifatto pavimento di marmo si vede il suo stemma. La ricostruzione fu attuata da Mons. Luigi Menghi (1945-1983).

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NELL'INTERNO.

Ammiriamo la grandiosa vetrata istoriata della facciata, al posto di quella che fu distrutta nella guerra deI 1944 e festosamente benedetta e rimessa il 15agosto1950. Rappresenta la Madonna della Misericordia ed è opera dei pittori Nemo e Alvaro Sarteanesi di Città di Castello e lavorata presso la ditta Quintin di Firenze. La colonna sinistra, che sostiene l'arco della Cappella, è legata, in alto, da due fasce di ferro. C'è in mezzo una grossa fenditura, fatta da una scheggia di granata: è un ricordo visibile dei danni della terribile guerra. A destra della cappella della Madonna c'è la nuova Cappellina del Santissimo Sacramento, con il prezioso tabernacolo di legno, finemente lavorato e già presente, per volontà del Padre Piccardini, davanti all'immagine della Madonna del Transito. Sopra al Tabernacolo c'è una bella moderna pittura dei Castiglionese Prof. Enzo Scatragli: la Natività. È stata donata dal popolo Castiglion Fiorentino e accompagnata a Canoscio da Autorità e tanta gente il 19 luglio 1998. Qui si ammira il meraviglioso CRISTO. opera artistica, in prezioso metallo sbalzato e con parti coperte in oro, del Prof. Sandro Pazzaglia di Milano, che ne al Santuario, in occasione de 50° sacerdotale dello zio Mons. Luigi Manghi. A metà chiesa c'è la Cappella di San Filippo, molto cara al Padre Piccardinj. Qui vediamo altare del Santo ed alcuni Reliquiari che erano nel convento a Città di Castello e che il Padre fece portare in questo luogo, quando le Autorità Comunali di allora requisirono il convento per farci le scuole elementari dette, appunto, di San Filippo. Dall'altra parte della Basilica c'è l'entrata per la Mostra Mariana, che è dotata di più di cento Immagini della Madonna; come viene venerata in alcuni Santuari e chiese della nostra diocesi, poi in Santuari delle regioni Umbria, Toscana e Marche, nelle zone a noi confinanti, e infine nell'italia e nei mondo. Le Immagini sono, in gran parte, un dono del sacerdote Castellano Don Alessandro Vinciotti (autore della grandiosa Mostra mariana nel Santuario del Divino Amore a Roma) e fu benedetta dal Cardinale Pietro Palazzini il 15agosto 1985. Ritornando vicino all'altare, si trova la cappellina del Crocifisso. Qui c'è il bel quadro rappresentante la Sacra famiglia in lavoro e preghiera opera del pittore perugino Prof. Adelmo Maribelli e donato a Santuario dalla vedova signra Marina Orzani. C'è anche un prezioso lavoro in argento, che raffigura la Risurrezione di Cristo di Piero della Francesca, opera a sbalzo dell'orafo tifernate Fabio Pannacci e donato dal Dr. Fabio Floridi in ricordo dell'amicizia con Mons. Luigi Robellini. In questa, che è la cappella del gruppo cantanti di Canoscio, c'è il nuovo straordinario organo a tre tastiere. Sopra al Crocifisso c'è un'altra opera del pittore Prof. Enzo Scatragli: l'Annunciazione, ugualmente dono della gente di Castìglion Fiorentino. Nel Presbiterio, gli artigiani tifernati Granci Felice Bruno e Fiordini Franco hanno lavorato il nuovo ambone per la Parola di Dio, hanno sistemato antichi mobili e sedili e hanno restaurato il grande coro ligneo e la porta, dietro alla Cappella della Madonna, dove Lazzari Stefano della Bottega Artigiana Tifernate ha fatto dono di una bella riproduzione della Testa del Salvatore (sec. XV) di ignoto. Nella Basilica abbiamo anche una artistica Via Crucis, in maiolica ricoperta di bronzo, dono della parrocchia di Canoscio nel 50° di sacerdozio di Mons. Luigi Menghi. Nel centro della Basilica vediamo un maestoso pulpito, con scala a chiocciola. Nelle pareti laterali ci sono quattro ben lavorati confessionali, incassati nel muro. E ricordiamo le opere di ricostruzione e di miglioramento, compiute dal termine della guerra ad oggi (luglio 2000) dai Rettori Mons. Luigi Menghi (1945-1983), Mons. Luigi Robellini (1983-1993) e Mons. Cesare Pazzagli, Rettore dal 12 dicembre 1993.

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La Madonna Pellegrina.

Con la riparazione delle distruzioni materiali si pensò a fare la necessaria e fondamentale riparazione degli spiriti, sconvoli dalla tremenda guerra universale. Allora il Vescovo e il Rettore del Santuario organizzarono la "Peregrinatio Mariae" e la bella immagine della Madonna Pellegrina, in una urna opera di Romolo Bartolini. dal 4 settembre 1947 al 6giugno 1948 venne portata con trionfale letizia in tutte e parrocchie della vasta diocesi, destando ovunque espressioni di entusiasmo devoto. Poi fu portata nelle parrocchie delle confinanti diocesi di Sansepolcro e di Cortona. È la veneratissima Immagine che frequentemente va a visitare i suoi figli nelle diverse chiese, vicine e lontane, che la richiedono, sempre accompagnata ed accolta da grandi e commoventi manifestazioni di fede e di devozione popolare. Questo è il nostro Canoscio, che più di seicento anni fa, iniziava la sua storia in una piccola "Maestà", naturalmente destinata a durare per breve tempo ed è invece allungata nei secoli, per testimoniare l'amore a Maria una lunga serie di generazioni.

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